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L’ultimo tuffo del 31 Agosto lo facciamo alle 18:25, guardo per caso l’orologio e il momento mi si incolla nella memoria.


Il sole è abbastanza basso da consentire ai suoi raggi di iniziare ad allungarsi sulle onde in vista del tramonto.


Oggi finisce Agosto, domani è Settembre, stasera finisce tutto, finisce l’estate, verrebbe da dire.


Forse finisce per gente un po’ più ordinaria ed ordinata, non per noi.


Noi viaggiamo con un ombrellone, anzi due, attualmente ce ne sono due, fissi in macchina, tutto l’anno, e con una borsa di giochi da spiaggia, (secchielli, pochi, uno o due,
l’indispensabile, in inverno, qualche paletta, formine, e altri giochi vari ),sempre.


Per noi l’estate non finisce mai. Noi siamo sempre lì, pronti, basta che il freddo e il maltempo abbassino la guardia e scappi la bella giornata e noi ci siamo, cambia l’abbigliamento,
al massimo, belle giacche rosse, cappelli di lana, scarpe ai piedi……beh…le
scarpe proprio se ha fatto la neve ai castelli romani la sera prima……


A Capocotta, se il tempo non ci opprime, si organizza anche la Befana sulla spiaggia………


E parliamo di giochi di spiaggia, non d’immersioni, per quelle ci sono ormai mute e attrezzature che non conoscono stagioni, buone anche per andare sotto i ghiacci dei laghi
alpini, figuriamoci nel mare!!


Il mare è mosso, ma è in scaduta, il vento sta rallentando e quindi abbiamo visto, con il passare delle ore, l’energia delle onde scemare gradualmente. Si sono man mano abbassate d’altezza e quindi ora frangono di meno.


E’ pur sempre un bel mare per una bimba di nemmeno 6 anni che ha esultato perché abbiamo trovato una spiaggia libera priva del controllo dei bagnini: quando io e lei osiamo andarcene a
cercare l’onda di ritorno proveniente da Waikiki, per affrontarla mentre si
sgonfia ricadendo su stessa in uno scroscio spumoso, nell’accelerata finale,
invariabilmente ci fischiano e ci inseguono in pattino o in kajak, incuranti
delle nostre fantasie hawaiane, maledicendomi perché mi porto la “creatura”.


E’ ovvio che la “creatura” quindi non ne può più, detesta sentirsi apostrofata così, al sentirselo dire fa più schiuma delle onde, pretende di dar loro lezioni su come si affrontano le
onde, scalpita, considera, nel suo immaginario, queste brave persone che
rischiano la vita per salvare quella altrui, alla stregua dell’orco delle
favole o della strega di Hansel e Gretel, li teme come gli altri bambini le
meduse o le tracine.


Mentre la tengo per mano per risalire la corrente, che ad ogni onda ti tira un po’ più a sud, per rimettermi in linea con il punto della spiaggia dove siamo entrati in acqua, Lorenzo, a
tre o quattro metri da me gioca con le buche provocate sul fondo sabbioso dal
moto ondoso a “papà, improvvisamente non tocco più!!!!” e cerca di andare giù,
di sprofondare, ma l’acquaticità del subacqueo, il suo modo di stare dentro
l’acqua, glielo impedisce.


Quell’acquaticità, che ho trasmesso loro, che non è la traslazione del nuotatore ma la ricerca e la percezione della spinta idrostatica, la forza che non consente di andare giù nell’acqua a niente e nessuno che non si impegni, e tanto, per farlo.


La risposta, sempre la stessa, monotona come un disco incantato, è “non tocchi? Allora nuota, e forte pure, se no tra un po’ arriviamo a torre Astura, anzi al Circeo!!”


E lui ride!!!!


Ridono, perché loro sono più avanti di me, non hanno mai dovuto superare nessuna paura, niente pericolose apprensioni di genitori ansiogeni, nessun idea di morte da sradicare…….


Certo sanno qual è il pericolo, che si può morire in mare, ma lo sanno come sanno che si può morire in automobile: non per questo non si deve andare in automobile, bisogna però
allacciare sempre le cinture di sicurezza.


La fine vera che festeggiamo è quella delle mie ferie, dal momento che domani vado di nuovo a lavorare.


Lavorerò mercoledì, giovedì, e venerdì, poi sabato mare, per fortuna, di nuovo……ancora ce n’è di sole e mare, si arriva anche ad ottobre, se la fortuna ci assiste, a fare il bagno.


L’ultimo mare è stato l’altro ieri, domenica, oggi è martedì, eppure ci sembra passata una vita!


Mamma lavora, purtroppo, per cui via con papà, via nella giornata di sole grandioso, con meno afa dei giorni precedenti, giorno bello come una granita di caffè con la panna!!!!!


Si parte tardissimo, quasi alle 13, un po’ perché siamo tre inconcludenti da soli a casa, un po’ per impegni vari: cose arretrate da fare, un po’ d’aiuto da dare ai miei genitori, poi compriamo il pane, la pizza, l’acqua, etc.


Mi vado a cercare la pizza dal fornaio, poi la mortadella coi pistacchi dal norcino di fronte a casa: pizza, mortadella e sabbia, mangiati sulla spiaggia, rappresentano per me quello che le maddalene rappresentavano per Marcel Proust: un passaggio certo verso il passato idealizzato, fantastico, perfetto, mai più ripetibile, della nostra infanzia!


Tento di dare una mano al dèjà vu, un po’ pensandoci ed un po’ inconsciamente, oggi sento particolarmente vivo il nesso con il passato, con l’infanzia felice.


Ho la sensazione che le giornate estive siano rimaste immutate, cristallizzate nello stesso perfetto splendore di quando ero bambino.


È come se fosse riaffiorata una di quelle estive giornate splendenti della mia infanzia.


Alle 13 passate il grande raccordo è miracolosamente sgombro, lo fendiamo come se stessimo volando, io perlomeno volo, sono assorbito completamente da questa idea di mare a portata di mano in un giorno perfettamente feriale, lavorativo, mi immagino come potrebbe essere la mia vita se fosse sempre così, se per tutto l’anno fosse
possibile prendersi un giorno di libertà e andare a tuffarsi in mare…sorrido…..sorrido con me stesso…..


Scemo……perché non lo fai quasi tutto l’anno, mi dico????


Ma l’estate è un'altra cosa, fuori dal parabrezza il sole sembra esultare con noi, l’estate, il sole, il mare, il cielo senza nubi, la campagna, è tutto un mix ubriacante come una droga,la più bella delle “droghe”, la gioia semplice di una splendida giornata con i figli.


Mamma lavora, è vero, ma non è un gran problema, perché noi facciamo e faremo sempre man bassa di queste giornate colme di piccola felicità, alla prossima, tra 3 o 4 giorni, saremo a ranghi pieni………


Scelgo la Pontina, la via per il Circeo, per le paludi, l’agro pontino, le ex paludi, la via di Anzio, Nettuno, i luoghi delle mie vacanze estive d’infanzia.


Poi passo per Pomezia, prendo la via che scende dai castelli romani al mare, l’Albano-TorVajanica, via di campagne, vigne, che costeggia la solfatara che mi affascinava da bambino, terra gialla, collina squarciata, l’odore di zolfo inestinguibile.


Tra Laurentina e Ardeatina si passa per terre con un passato incredibile, le spiagge, i luoghi dove Enea prese terra fuggendo da Troia in fiamme, Lavinium, tra la costa e Pratica di mare, la città che Enea fondò e da cui sarebbe derivata poi Roma…..


Ardea, capitale del territorio dei Rutuli, che una leggenda dice fondata dal figlio di Ulisse e Circe……


Il fiume Numicus di cui parla Virgilio nell’Eneide, in cui sarebbe scomparso Enea……


Tutto sbadatamente sconvolto nel dopoguerra da una colata di cemento abusivo.


Tutto ignorato, rimosso, negletto.


Parliamo di “roba” poco meno importante del Colosseo, forse anche di più……..


Enea è il figlio di Venere mandato dal destino a Pratica di Mare, a pochi chilometri dal Raccordo Anulare, a fondare l’Urbe, la città più famosa del mondo.


Tutte le capitali europee vorrebbero vantare come loro fondatore un eroe in fuga da Troia…Parigi fu fondata, per il mito, da Paride, il nome è ancora lì a dircelo, Pàris, con l’accento sulla a, non è nient’altro che Paride, in latino.


Tutto negletto, tra abusivismo e campi di angurie, tutto trascurato, laddove in altre nazioni avrebbero costruito un sagrario megagalattico.


Intanto sullo sfondo di Pomezia è apparso il mare, due toni netti e distinti, prima striscia più chiara, seconda blu carico. A seguire il cielo terso.


Tre strisce di splendido azzurro.


Io guido e mi interrogo sul perché mi renda così felice svolazzare senza orari verso il mare con il figli. Non siamo mai contenti, però!!!! Sempre a scavare…….


Deve essere perché il dèjà vu di oggi mi fa confondere tra la gioia del bambino che andava al mare via campagna tanti anni fa, quella attuale dei miei bambini e quella del genitore che sono diventato…….padre e bambino nello
stesso tempo, bambino con i miei bambini……

Poco dopo le due del pomeriggio siamo sulla litoranea, diretti a sud, verso la casa al mare di una mia sorella, a
Marina di Ardea, lì ci sono anche un altro paio di sorelle e famiglia……1 o 2…..non so bene….sono talmente tante che a volta perdo il conto!!!!


Arriviamo lì e non troviamo nessuno, il cellulare si è rianimato con il caricabatteria da macchina e così possiamo chiamare i parenti: sono andati tutti a Torre Astura, almeno un'altra mezz’ora di viaggio, decidiamo di fermarci, sono le due e mezza e bisogna che ci decidiamo a fare il nostro pic-nic sulla spiaggia.


La casa di mia sorella si affaccia su uno stabilimento, ma 30 metri più in là inizia una spiaggia libera come
l’aria!!!!


Un bel vento di maestrale ci impedisce anche di piantare l’ombrellone, lo sistemiamo chiuso sotto le borse per evitare che voli anche smontato!


Spalle al vento, cerco di fare i panini, ho portato borsa termica e scelta di formaggio, prosciutto cotto, mortadella, etc….per farceli secondo l’estro del momento!!!!!


Troppo facile fare i panini a casa.


Il ghibli che ci sta accogliendo ci rende l’impresa quasi eroica: qualcuno che lassù mi ama ha voluto esaudire il mio soave desiderio rievocativo di pizza bianca, mortadella e l’inevitabile scricchiolio di sabbia della mia infanzia.


Ma ha decisamente esagerato!!!! La sabbia finisce per prevalere sugli altri ingredienti.


Comunque alla fine dribbliamo la fame e ci tuffiamo. Non sono le acque cristalline della Corsica che abbiamo lasciato il 24 agosto, ma è sempre mare nostrum!!!!!


Sfidiamo le onde al sicuro da bagnini invadenti che non capirebbero mai la vaccinazione che sto facendo ai fanciulli: anticorpi contro vento, mare, onde. Per bagnarsi sicuri per sempre.


Dopo un po’ la stanchezza ci trascina a riva, la spiaggia si sta splendidamente svuotando da quella decina di persone che ci abbiamo trovato. Per fortuna è martedì, 31 agosto, feriale.


Giocano e finiscono, inevitabilmente per azzuffarsi….tirarsi la sabbia ….farsi i dispetti…….


Finchè ad un certo punto, colto da una delle mie inquietanti ispirazioni, prendo la parte inferiore dell’ombrellone chiuso, il “bastone”, e traccio tre cerchi sulla sabbia, uno per ognuno di noi, il loro di 5/6 metri di diametro, il mio più grande, comprensivo delle borse e degli asciugamani.


Colloco ognuno in un cerchio, che battezzo “area” e strillo basta, ognuno nella sua area, non si può uscire, non si può entrare nell’area di un altro, ognuno gioca nella sua area, ora io vado nella mia e a chi si muove, legnate
col bastone dell’ombrellone!!!


Palestinesi di qua, israeliani di là, penso, ognuno la sua area d’influenza e fine del conflitto!!!


Non l’avessi mai fatto: sabbia e palle di sabbia lanciate dalle aree, ma solo per poco, poi fughe, invasioni, corse di Aurora dal suo cerchio al mio, a quello di Lorenzo, poi al suo di nuovo, e il fratello la stessa cosa……poi salti, invasioni, trasgressioni di tutti i tipi, con papà guardiano a dare affettuose bastonate, calibrate meticolosamente, sul corpo dei figli trasgressori!!!!!!!!!!!


Un’ora, due, non lo so, di corse, palle di sabbia, confini tracciati trascinando il figlio per i piedi, con le mani piantate ad artiglio nella sabbia, ponti tracciati sulla sabbia tra le loro due aree per allearsi e spostarsi da una parte all’altra senza essere acchiappati, minacce, violazioni della mia area, battaglie di tutti i tipi.


Tutto, tranne un secondo della pace, che comunque immaginavo di qualche minuto, che avrebbe dovuto derivare dal confinamento di ognuno nella propria area!!!!


Ne risulta quello che considerano il più bel gioco che abbiano mai fatto sulla spiaggia!!!!!!!!!


Forse non è proprio un caso che io non abbia mai posseduto o noleggiato un lettino o una sdraio.


Stremati e felici con niente, con tre cerchi sulla sabbia.


Di cui non resterà traccia.


Felici veramente con nulla.


Perché la felicità forse è già dentro di noi, bisogna solo sapere dove cercarla.


E sole, cielo, mare, sabbia, rocce, spiagge, fieno, pini, querce, tramonti, dune, vento, sono solo ausili che ci aiutano a trovare una felicità che è già in noi.


Poi bagno per levarci la sabbia e mia sorella maggiore che ci trova in acqua e mi apostrofa “ma dove vai con ‘ste due creature”, come da copione, non serve dirle che il mare è sceso, ora è quasi calmo rispetto a prima…...


Cenate, qui mangiano con i cugini, poi torniamo tutti…..no …c’è mamma a casa….


Poi colgo la straordinaria opportunità di farli cenare alle 7 e trenta, mai capitato da quando sono nati e di fargli la doccia, in modo che possano addormentarsi in machina puliti e passare direttamente a letto.


Arriviamo alle 21, Antonella è tornata da poco, ha lavorato fino a poco prima come una schiava, per una gara d’appalto che ci sarà il giorno dopo.


Loro due tornano sul camper della zia insieme ai 2 cuginetti, arrivano addormentati sui sedili come salami.


Li portiamo su e li mettiamo a letto.


“Vi siete divertiti, cosa avete fatto con papà?”


“Abbiamo giocato ad “aree”!!!!


“A cosa?”


“Ad aree mamma…..a cerchi nella sabbia, dai!”




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Commento

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Commento da luisa grandi su 3 Settembre 2010 a 7:01
ma e' semplicemente meraviglioso!!!!!
sei uno scrittore con i fiocchi Andrea...sembra di rivivere questa giornata insieme a te!

© 2012   Creato da Alessandro Giuliani.

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